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Nuova emigrazione, ma non solo

Tag: FAIM

La “nebulosa” Nuova Emigrazione: di massa, composita e precaria. I risultati del Convegno del FAIM

Il Convegno del FAIM svoltosi il 10 novembre presso la Sala Zuccari di Palazzo Giustiniani, gentilmente concessa per questa occasione dalla Presidenza del Senato, ha consentito di fare il punto su molti aspetti della nuova emigrazione italiana: innanzitutto la sua consistenza che la configura come una emigrazione di massa, cresciuta in modo esponenziale a partire dall’inizio della crisi economica toccando punte che si aggirano, nel 2015 e 2016, intorno alle 300mila unità all’anno; poi il suo carattere composito, in cui coesistono praticamente i diversi settori sociali toccati dalla crisi, con una grande maggioranza di una componente “proletaria” per condizione di partenza – e spesso anche di arrivo -, anche se manifesta livelli di formazione e di qualificazione medio-alta per circa i due terzi del suo totale.

Su questa pagina troverete le registrazioni del convegno e gli interventi di tutti i partecipanti.

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Rodolfo Ricci (FIEI/Filef) sul Congresso fondativo del FAIM

fiei-logo-orizzontaleIl 29 Aprile si è svolta l’Assemblea Congressuale del FAIM, il Forum delle Associazioni Italiane nel Mondo, che per la prima volta nella storia dell’emigrazione italiana, raccoglie in un unico organismo le principali federazioni associative e molte singole associazioni per una complesso di oltre 1.500 presenze organizzate sui territori dei paesi meta dei maggiori flussi di emigrazione italiana. Abbiamo posto alcune domande a Rodolfo Ricci, eletto alla presidenza del Comitato Direttivo, organo di rappresentanza intermedio del Faim tra l’Assemblea e il Comitato di Coordinamento (esecutivo). Di seguito il testo dell’intervista.

Quali prospettive e quale contributo all’emigrazione italiana con la nascita del Faim ?

Il Faim deve essere uno strumento per le collettività emigrate vecchie e nuove. La sua nascita non riguarda solo il perimetro delle tante organizzazioni che lo hanno fondato, le quali hanno dato prova, a mio parere, di grande consapevolezza dei problemi in campo e della necessità di fare fronte comune per tentare di dare un contributo forte alla loro risoluzione.

Su questo voglio sottolineare una cosa che credo fosse sottintesa nell’ ottima relazione di Pietro Lunetto approvata dal congresso: quando i processi di riaggregazione sono così ampli e superano barriere e confini ideologici o di ispirazione ideale che hanno contraddistinto lunghi periodi storici, vuol dire che ci troviamo ad un bivio storico; la situazione sta cambiando rapidamente e i problemi si aggravano. Al deterioramento del tessuto sociale creato in un secolo di partecipazione sociale anche a causa della disattenzione progressiva delle istituzioni del nostro paese, si aggiunge la ripartenza di imponenti flussi di emigrazione che negli ultimi anni hanno raggiungo i livelli degli anni ’60 del ‘900, quando si parlava di emigrazione di massa. Questi nuovi migranti vanno spesso allo sbaraglio, senza alcun orientamento e in molti dei luoghi di arrivo, in particolare le grandi metropoli europee, si registrano situazioni di marginalità analoghe a quelle che abbiamo conosciuto molti decenni fa: la gente se ne va dal paese accettando lavori anche umili, ma che, a differenze di quanto accade spesso in Italia, gli consente almeno di sopravvivere. Si tratta spesso di diplomati e laureati non solo dei super cervelli su cui si è concentrata l’attenzione dei media.

Ciò che è realmente in gioco è, da una parte, il nostro paese con il suo declino che incede e, dall’altra, i diritti delle persone in mobilità che sono costrette a ripartire. Poi c’è il grande potenziale costituito dalle successive generazioni di migranti italiani andati all’estero, o nati all’estero, che costituiscono un grande potenziale di sviluppo, di cooperazione e di solidarietà internazionale al servizio di un nuovo modello di sviluppo o di un nuovo paradigma per il futuro.

In questo senso mi pare anche fondamentale, che l’approccio proposto dal Faim valga sia per la nostra emigrazione che per la nostra immigrazione, attuale e da venire: dice giustamente Lunetto che abbiamo il 15 % di popolazione migrante, che al momento o è ignorata, o è vista come problema; invece costituisce una risorsa straordinaria. Solo che per attualizzare questa potenzialità ci vuole l’intelligenza della politica e delle istituzioni: se questa non emerge, tutto rischia di rimanere ad un livello potenziale, senza sbocchi. Il Faim deve essere in grado di sollecitare la potenzialità per farla diventare attualità.

Quindi deve porsi come soggetto sociale non di nicchia, ma ambire a ricoprire, nel concreto, un ruolo nazionale e, in prospettiva, transnazionale. In questo si può avverare la prospettiva di un protagonismo dei migranti italiani e dei migranti in generale che può modificare il corso delle cose.
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La Repubblica di tutti gli italiani: Costituzione, diritti e lavoro dell’Italia migrante: RELAZIONE INTRODUTTIVA

faim-12-400px1° Assemblea Congressuale FAIM – 29 Aprile 2016 – Sala Fredda, Via Buonarroti, Roma – La Repubblica di tutti gli italiani: Costituzione, diritti e lavoro dell’Italia migrante – La Relazione introduttiva di Pietro Lunetto, del Comitato di Coordinamento.

Pietro Lunetto

il Documento in PDF

L’anno prossimo saranno 70 anni dall’approvazione della nostra Costituzione. In autunno conosceremo gli esiti della consultazione referendaria rispetto alle modifiche proposte dal Governo. Allo stato attuale ci limitiamo a registrare che la modifica introdotta, relativamente alla nuova configurazione del Senato, comporterà una riduzione netta del 30% della rappresentanza degli italiani all’estero.

Da questo punto di vista è difficile sostenere che si tratti di un miglioramento.

A 70 anni dall’approvazione della nostra Carta, una delle piu’ avanzate al mondo, restano inapplicati molti dei principi costitutivi. La Repubblica è fondata sul lavoro, ma oggi, in concomitanza con i grandi drammi degli esodi migratori dal sud del mondo, ci troviamo anche di fronte ad un nuovo consistente esodo di giovani connazionali, paragonabile a quello della seconda metà degli anni ’60, nella quasi indifferenza del mondo politico italiano.

Purtroppo, non sono soltanto in centomila quelli che se ne sono andati nel 2015, come risulta dai dati disponibili in Italia, (AIRE-Istat), ma molti di più: stando ai dati forniti da altri paesi, per esempio dalla Germania e dalla Gran Bretagna, il nuovo esodo italiano in questi che sono i due paesi di massimo afflusso di connazionali, è superiore di almeno 4 volte a quello dell’Aire.

Riguardo a questi due paesi che in questo momento risultano essere le mete più ambite della nuova emigrazione, nel corso degli ultimi 4 anni, cioè dal 2012 al 2015, secondo i dati italiani sarebbero emigrati 43.401 italiani in Germania; secondo i dati tedeschi, invece, ve ne sono arrivati 200.180. Analogamente, in Gran Bretagna, sarebbero stati, secondo l’Istat, 39.278; mentre per gli inglesi, sono stati 158.400.

(Trovate i dettagli nella tabella alla fine del documento [*] ).

Scostamenti simili si registrano anche verso la Svizzera, la Francia, il Belgio e l’Olanda. La recente ricerca della Migrantes sulla nuova emigrazione in Australia ci dice che negli ultimi anni si è superato il picco degli arrivi in questo paese che risalivano agli inizi degli anni ’50.

Sulla base di questi dati è sostenibile la stima che l’entità della nuova emigrazione italiana si aggiri, negli ultimi anni, tra le 250.000 e le 300.000 unità all’anno. Nell’ipotesi più contenuta, ciò corrisponde al flusso di espatri medio che si registrò dal 1965 al 1970 che fu complessivamente di 1.078.000 (mentre nel quinquennio 1960-1964 furono invece 1.556.000, cioè circa 300mila all’anno).

Abbiamo voluto iniziare con questi numeri perché confermano quanto avevamo già sostenuto nel manifesto e nella relazione introduttiva degli Stati Generali: ci troviamo in un periodo di enormi squilibri tra aree e paesi e di pessima distribuzione delle risorse e delle ricchezze anche all’interno dei singoli paesi.

Gli imponenti flussi di profughi e di migranti a cui assistiamo si svolgono dentro questa cornice e ne costituiscono l’effetto più impressionante. Il nostro paese non ne è immune, anzi, è uno di quei paesi che sperimenta allo stesso tempo grandi flussi in arrivo e allo stesso tempo grandi flussi in partenza. Continue reading