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Filef Nuova Emigrazione Belgio

Nuova emigrazione, ma non solo

Tag: emigrazione

Incontri sull’emigrazione

logo-filef-2Cari compagni e cari amici,

il circolo FILEF  ‘Nuova Emigrazione Belgio’ in collaborazione con la  Comune del Belgio asbl  propone un percorso di studio e confronto sull’emigrazione italiana in Belgio, il cui primo incontro si terrá il giorno 16 Novembre 2015 presso Square de Meeus 25 1000 Brussels, dalle 18.00 alle 20.00.

A nostro avviso un’analisi approfondita dei vari aspetti dell’emigrazione è condizione necessaria per avviare una riflessione sulle politiche che possano essere di aiuto alla nostra comunità, che altrimenti rischia di trasformarsi in una  vuota enunciazione di principi, luoghi comuni e affermazioni retoriche.

Studiare i nuovi flussi migratori, la loro composizione, le motivazioni, le aspettative, come interagiscono con le precedenti ondate migratorie e con gli italiani di seconda e terza generazione, deve andare insieme alla conoscenza del territorio e delle dinamiche sociali, economiche e politiche che contraddistinguono, oggi il Belgio, per cercare di contestualizzare quello che avviene nella nostra comunità.

Gli incontri avranno cadenza regolare mensile, in cui si cercherá di discutere sulla base di letture condivise con tutto il gruppo in anticipo. Per la prima discussione vi proponiamo i due documenti in allegato, tratti dal libro curato da Anne Morelli, Recherches nouvelles sur l’immigration italienne en Belgique, ma il programma futuro lo vorremmo decidere insieme, in base alle esigenze di chi parteciperà!

Sperando di vedervi numerosi, vi chiediamo di far girare questa mail a quanti riteniate interessati.

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Rodolfo Ricci (FIEI/Filef) sul Congresso fondativo del FAIM

fiei-logo-orizzontaleIl 29 Aprile si è svolta l’Assemblea Congressuale del FAIM, il Forum delle Associazioni Italiane nel Mondo, che per la prima volta nella storia dell’emigrazione italiana, raccoglie in un unico organismo le principali federazioni associative e molte singole associazioni per una complesso di oltre 1.500 presenze organizzate sui territori dei paesi meta dei maggiori flussi di emigrazione italiana. Abbiamo posto alcune domande a Rodolfo Ricci, eletto alla presidenza del Comitato Direttivo, organo di rappresentanza intermedio del Faim tra l’Assemblea e il Comitato di Coordinamento (esecutivo). Di seguito il testo dell’intervista.

Quali prospettive e quale contributo all’emigrazione italiana con la nascita del Faim ?

Il Faim deve essere uno strumento per le collettività emigrate vecchie e nuove. La sua nascita non riguarda solo il perimetro delle tante organizzazioni che lo hanno fondato, le quali hanno dato prova, a mio parere, di grande consapevolezza dei problemi in campo e della necessità di fare fronte comune per tentare di dare un contributo forte alla loro risoluzione.

Su questo voglio sottolineare una cosa che credo fosse sottintesa nell’ ottima relazione di Pietro Lunetto approvata dal congresso: quando i processi di riaggregazione sono così ampli e superano barriere e confini ideologici o di ispirazione ideale che hanno contraddistinto lunghi periodi storici, vuol dire che ci troviamo ad un bivio storico; la situazione sta cambiando rapidamente e i problemi si aggravano. Al deterioramento del tessuto sociale creato in un secolo di partecipazione sociale anche a causa della disattenzione progressiva delle istituzioni del nostro paese, si aggiunge la ripartenza di imponenti flussi di emigrazione che negli ultimi anni hanno raggiungo i livelli degli anni ’60 del ‘900, quando si parlava di emigrazione di massa. Questi nuovi migranti vanno spesso allo sbaraglio, senza alcun orientamento e in molti dei luoghi di arrivo, in particolare le grandi metropoli europee, si registrano situazioni di marginalità analoghe a quelle che abbiamo conosciuto molti decenni fa: la gente se ne va dal paese accettando lavori anche umili, ma che, a differenze di quanto accade spesso in Italia, gli consente almeno di sopravvivere. Si tratta spesso di diplomati e laureati non solo dei super cervelli su cui si è concentrata l’attenzione dei media.

Ciò che è realmente in gioco è, da una parte, il nostro paese con il suo declino che incede e, dall’altra, i diritti delle persone in mobilità che sono costrette a ripartire. Poi c’è il grande potenziale costituito dalle successive generazioni di migranti italiani andati all’estero, o nati all’estero, che costituiscono un grande potenziale di sviluppo, di cooperazione e di solidarietà internazionale al servizio di un nuovo modello di sviluppo o di un nuovo paradigma per il futuro.

In questo senso mi pare anche fondamentale, che l’approccio proposto dal Faim valga sia per la nostra emigrazione che per la nostra immigrazione, attuale e da venire: dice giustamente Lunetto che abbiamo il 15 % di popolazione migrante, che al momento o è ignorata, o è vista come problema; invece costituisce una risorsa straordinaria. Solo che per attualizzare questa potenzialità ci vuole l’intelligenza della politica e delle istituzioni: se questa non emerge, tutto rischia di rimanere ad un livello potenziale, senza sbocchi. Il Faim deve essere in grado di sollecitare la potenzialità per farla diventare attualità.

Quindi deve porsi come soggetto sociale non di nicchia, ma ambire a ricoprire, nel concreto, un ruolo nazionale e, in prospettiva, transnazionale. In questo si può avverare la prospettiva di un protagonismo dei migranti italiani e dei migranti in generale che può modificare il corso delle cose.
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Nuovi flussi migratori – un convegno a Bruxelles

di Marco Grispigni

Quando si parla di emigrazioni e flussi migratori è sempre una buona pratica cercare di partire dai numeri per evitare luoghi comuni tipo “la fuga dei cervelli” oppure “l’invasione degli extracomunitari”. Questo è stato il lodevole approccio alla questione che ha praticato il Partito democratico di Bruxelles per il convegno sulla nuova emigrazione italiana in Europa, che ha avuto luogo il 21 e il 22 Marzo 2015.

Detto questo, chiunque abbia fatto un po’ di ricerca sa bene che le cose non sono così semplici: va benissimo partire dalle cifre, ma le fonti, per arrivare a queste cifre, spesso pongono dei seri problemi. Continue reading