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Filef Nuova Emigrazione Belgio

Nuova emigrazione, ma non solo

Solidarietà ed emigrazione, binomio imprescindibile

Il 21Settembre scorso si è tenuta a Bruxelles una serata dal titolo “Emigrazione e/è Solidarietà”. Le associazioni che hanno organizzato l’evento – CASI-UO, FILEF Nuova Emigrazione, Collettivo Politico Rive Gauche – hanno proposto la visione del documentario “Molenbeek I,II, III” del regista Marco Perri , sull’emigrazione italiana a Molenbeek, mostrando l’intreccio di storie tra emigrazione storica e nuova emigrazione, spesso italiana di nascita ma proveniente da altre culture migranti arrivate in Italia molti anni fa.

Dopo il documentario è stata organizzata una cena di solidarietà in favore delle popolazioni colpite dal terremoto di Amatrice, ormai più di un anno fa.  La somma raccolta sarà devoluta ai terremotati attraverso le Brigate di Solidarietà Attiva per continuare l’intervento di emergenza nel cratere.  La cena a base di pasta all’amatriciana, è stata preparata con i prodotti della “filiera antisismica” creata dalle Brigate di Solidarietà Attiva per aiutare le piccole e piccolissime imprese del cratere a restare nel territorio e a riprendere le loro attività.

Durante la serata è stata anche lanciata la proposta di creare un gruppo di acquisto dei prodotti della “filiera antisismica” per continuare in maniera concreta l’aiuto ai territori colpiti dal sisma, possibilmente creando sinergie con altre simili iniziative presenti e attive nel territorio di Bruxelles.

L’ottima risposta degli emigrati italiani a Bruxelles a questa iniziativa, dimostra ancora una volta che il binomio emigrazione e solidarietà è robusto e capace di importanti slanci di solidarietà concreta.

Pio La Torre, orgoglio di sicilia – la fotogallery

Pio La Torre, orgoglio di Sicilia

A causa della legge che porta il suo nome (che prevede il reato per associazione mafiosa e la confisca dei beni della mafia) Pio La Torre venne ucciso dalla mafia il 30 aprile 1982. In occasione del 35° anniversario della morte, l’Istituto Italiano di Cultura di Bruxelles, in collaborazione con le associazioni Filef Nuova Emigrazione Belgio, ANPI Belgio e Bel 21/03 (ex Libera Bruxelles), Cultura Contro Camorra, Inca, Patronato ACLI, Comites di Bruxelles, Ass. Leonardo Da Vinci, Associazioni Famiglie Italiane Winteslag, Acli associazione, associazione Gramsci BXL ospita lo spettacolo teatrale “Pio La Torre, orgoglio di Sicilia”, tratto dall’omonimo testo di Vincenzo Consolo.

Alla presenza di Franco La Torre, figlio di Pio La Torre e autore del libro “Sulle ginocchia” (2015) in cui racconta la figura di Pio La Torre da un punto di vista del figlio.

Biglietto: 5 euro
Prenotazioni: [email protected] o 0472098231

Regia di Leonardo Mancini.

Con: Marco Gambino, Marisa di Simone, Antonella Guerrieri, Rosa Macaluso, Giannandrea Dagnino, Carmelo Nasello.

Musiche e canto: Daniele Prestigiacomo.

“I veri nobili della Sicilia sono Pio La Torre, Rosario Di Salvo, Giovanni Falcone, Paolo Borsellino, tutti coloro che hanno lottato e sacrificato la loro vita per la libertà, per la giustizia, il rispetto dei diritti di tutti. Onore a loro.”
Così Vincenzo Consolo termina quest’atto unico, dedicato a Pio e Rosario e a tutte le vittime della mafia. Attraverso il tratteggio della vicenda umana e politica di Pio, Consolo ripercorre alcune tappe fondamentali della storia politica e sociale italiana del dopoguerra: dalla lotta contro il feudo all’industrializzazione e al boom economico, attraversando le grandi ondate emigratorie dei siciliani e il continuo conflitto con la mafia.

Gli anni 70 come e perchè, a Bruxelles

Il tempo non basta mai… queste sono le parole con cui molte delle persone intervenute lo scorso 7 Aprile alla presentazione del libro “Quella sera a Milano era caldo” hanno lasciato la sala del caffè associativo Babelmet alla fine di due ore di presentazione.

In effetti la vastità degli spunti emersi avrebbe richiesto molto più tempo per la discussione.

La data della presentazione non è stata scelta a caso ed è stata un modo per ricordare quello che è passato alla storia come “processo 7 aprile”.

La serata è stata aperta da una serie di video tratti da alcune famose trasmissioni televisive e da un film, per introdurre la discussione partendo da diversi modi di rappresentare alcuni dei fatti più rilevanti accaduti negli anni 70; subito dopo l’autore, Marco Grispigni, ha riassunto la tesi di fondo del suo ultimo libro e le ragioni che lo hanno spinto a scriverlo.

Partendo da un’analisi della situazione di quegli anni in diversi paesi europei, come utilizzando una macchina del tempo, Marco fa immergere il pubblico nei meandri di quegli anni.

Ospiti della serata, Roberto Galtieri giornalista e responsabile dell’associazione Gramsci Bxl, ed Eleonora Forenza, femminista ed europarlamentare europea del gruppo GUE/NGL.

Il primo testimone oculare degli anni raccontati nel libro, la seconda cresciuta politicamente nel movimento femminista che in quegli anni assunse una dimensione di massa che lo rende un attore fondamentale di quel periodo.

L’intervento di Roberto Galtieri, in contrasto con la tesi del libro, fa partire il suo ragionamento dal 1968 e dalla necessità della borghesia italiana e internazionale di quegli anni di far evolvere la società per prepararla alla lunga ristrutturazione capitalistica. La posizione peculiare dell’Italia nello scacchiere internazionale e la forte presenza comunista organizzata sono secondo il suo punto di vista una delle ragioni della lunga coda del terrorismo in Italia.

Eleonora Forenza ha invece centrato il suo intervento su come il tema della violenza politica sia diventato lo strumento narrativo per raccontare quegli anni, occultandone la carica liberatoria e le conquiste sociali ed economiche ottenute. Logicamente nella sua riflessione un ruolo fondamentale lo ha il movimento femminista che a metà degli anni Settanta vive quel passaggio che numerose storiche hanno definito “dai piccoli gruppi al movimento di massa”.

Alcune domande dei relatori e del pubblico hanno permesso all’autore di ritornare su dei passaggi fondamentali del libro e hanno chiuso la serata.

Quella sera a Milano era caldo

Le associazioni Filef Nuova Emigrazione Belgio, Ass. Gramsci BXL e il periodico Bella Ciao Belgio vi invitano alla presentazione di “Quella sera a Milano era caldo. La stagione dei movimenti e la violenza politica”, Manifestolibri, 2017, alla presenza dell’autore Marco Grispigni, Eleonora Forenza, femminista e parlamentare europea del gruppo GUE/NGL e Roberto Galtieri, giornalista dell’associazione GramsciBxl.
La presentazione si svolgerà il 7 Aprile ore 18.30 presso il Babelmet rue Richard Vandevelde 40, 1030 Bruxelles.

Qui troverete l’invito Facebook https://www.facebook.com/events/1066788080132030/

Il libro di Marco Grispigni ricostruisce la storia della violenza politica in Italia intersecando due piani. Il primo colloca i movimenti italiani di quegli anni all’interno dell’emergenza dei movimenti antisistemici. Il caso italiano viene dunque inserito nella stagione di rivolte globali degli anni Sessanta. La specificità italiana – il secondo piano della ricostruzione storica – è invece data dall’uso della violenza da parte dello Stato che inizia con la strage di piazza Fontana. La scelta armata di molti militanti di quella generazione deve essere letta sullo sfondo di questo scenario.

Marco Grispigni (1957) archivista e studioso dei movimenti sociali e politici degli anni Sessanta e Settanta. Su questo tema ha pubblicato diversi saggi storici e archivistici. Dalla fine del 2000 lavora a Bruxelles presso la Commissione europea.

Incontri sull’emigrazione

logo-filef-2Cari compagni e cari amici,

il circolo FILEF  ‘Nuova Emigrazione Belgio’ in collaborazione con la  Comune del Belgio asbl  propone un percorso di studio e confronto sull’emigrazione italiana in Belgio, il cui primo incontro si terrá il giorno 16 Novembre 2015 presso Square de Meeus 25 1000 Brussels, dalle 18.00 alle 20.00.

A nostro avviso un’analisi approfondita dei vari aspetti dell’emigrazione è condizione necessaria per avviare una riflessione sulle politiche che possano essere di aiuto alla nostra comunità, che altrimenti rischia di trasformarsi in una  vuota enunciazione di principi, luoghi comuni e affermazioni retoriche.

Studiare i nuovi flussi migratori, la loro composizione, le motivazioni, le aspettative, come interagiscono con le precedenti ondate migratorie e con gli italiani di seconda e terza generazione, deve andare insieme alla conoscenza del territorio e delle dinamiche sociali, economiche e politiche che contraddistinguono, oggi il Belgio, per cercare di contestualizzare quello che avviene nella nostra comunità.

Gli incontri avranno cadenza regolare mensile, in cui si cercherá di discutere sulla base di letture condivise con tutto il gruppo in anticipo. Per la prima discussione vi proponiamo i due documenti in allegato, tratti dal libro curato da Anne Morelli, Recherches nouvelles sur l’immigration italienne en Belgique, ma il programma futuro lo vorremmo decidere insieme, in base alle esigenze di chi parteciperà!

Sperando di vedervi numerosi, vi chiediamo di far girare questa mail a quanti riteniate interessati.

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La campagna del NO all’estero

Accade sempre più spesso, ora che si è entrati nel vivo della campagna referendaria.

Durante una delle tante distribuzioni dei volantini per sostenere le ragioni del No, qualcuno non prende il volantino, ma a bassa voce e con fare circospetto ti dice “non lo posso dire in pubblico, sai questi renziani sono un po’ vendicativi, ma io voterò no al referendum, grazie per il vostro lavoro”. E si allontana frettolosamente per non destare sospetti.

La campagna per il referendum costituzionale entra nel vivo anche per gli italiani all’estero.

Mentre i sostenitori del Si contano soprattutto sulle risorse dei senatori e deputati eletti all’estero, con staff al seguito, i sostenitori del No stanno facendo una campagna meno nota alle agenzie di stampa, ma più molecolare: piccoli incontri, volantinaggi nei luoghi di ritrovo degli italiani, passaparola tra amici e conoscenti. Il tutto molto informale, vecchio stile, per far sì che anche chi è contrario alla riforma possa, senza clamori, esprimere il proprio dissenso.

Le schermaglie proseguono senza sosta anche sui social network, registrando una forte attivismo dei deputati eletti all’estero, seguite dalle risposte, quasi sempre centrate, degli illustri sconosciuti sostenitori del NO.

Singoli membri di molti patronati, stanno via via prendendo posizione per il NO, anche pubblicamente, suscitando notevoli dibattiti nell’emigrazione meno recente. Continue reading

Rodolfo Ricci (FIEI/Filef) sul Congresso fondativo del FAIM

fiei-logo-orizzontaleIl 29 Aprile si è svolta l’Assemblea Congressuale del FAIM, il Forum delle Associazioni Italiane nel Mondo, che per la prima volta nella storia dell’emigrazione italiana, raccoglie in un unico organismo le principali federazioni associative e molte singole associazioni per una complesso di oltre 1.500 presenze organizzate sui territori dei paesi meta dei maggiori flussi di emigrazione italiana. Abbiamo posto alcune domande a Rodolfo Ricci, eletto alla presidenza del Comitato Direttivo, organo di rappresentanza intermedio del Faim tra l’Assemblea e il Comitato di Coordinamento (esecutivo). Di seguito il testo dell’intervista.

Quali prospettive e quale contributo all’emigrazione italiana con la nascita del Faim ?

Il Faim deve essere uno strumento per le collettività emigrate vecchie e nuove. La sua nascita non riguarda solo il perimetro delle tante organizzazioni che lo hanno fondato, le quali hanno dato prova, a mio parere, di grande consapevolezza dei problemi in campo e della necessità di fare fronte comune per tentare di dare un contributo forte alla loro risoluzione.

Su questo voglio sottolineare una cosa che credo fosse sottintesa nell’ ottima relazione di Pietro Lunetto approvata dal congresso: quando i processi di riaggregazione sono così ampli e superano barriere e confini ideologici o di ispirazione ideale che hanno contraddistinto lunghi periodi storici, vuol dire che ci troviamo ad un bivio storico; la situazione sta cambiando rapidamente e i problemi si aggravano. Al deterioramento del tessuto sociale creato in un secolo di partecipazione sociale anche a causa della disattenzione progressiva delle istituzioni del nostro paese, si aggiunge la ripartenza di imponenti flussi di emigrazione che negli ultimi anni hanno raggiungo i livelli degli anni ’60 del ‘900, quando si parlava di emigrazione di massa. Questi nuovi migranti vanno spesso allo sbaraglio, senza alcun orientamento e in molti dei luoghi di arrivo, in particolare le grandi metropoli europee, si registrano situazioni di marginalità analoghe a quelle che abbiamo conosciuto molti decenni fa: la gente se ne va dal paese accettando lavori anche umili, ma che, a differenze di quanto accade spesso in Italia, gli consente almeno di sopravvivere. Si tratta spesso di diplomati e laureati non solo dei super cervelli su cui si è concentrata l’attenzione dei media.

Ciò che è realmente in gioco è, da una parte, il nostro paese con il suo declino che incede e, dall’altra, i diritti delle persone in mobilità che sono costrette a ripartire. Poi c’è il grande potenziale costituito dalle successive generazioni di migranti italiani andati all’estero, o nati all’estero, che costituiscono un grande potenziale di sviluppo, di cooperazione e di solidarietà internazionale al servizio di un nuovo modello di sviluppo o di un nuovo paradigma per il futuro.

In questo senso mi pare anche fondamentale, che l’approccio proposto dal Faim valga sia per la nostra emigrazione che per la nostra immigrazione, attuale e da venire: dice giustamente Lunetto che abbiamo il 15 % di popolazione migrante, che al momento o è ignorata, o è vista come problema; invece costituisce una risorsa straordinaria. Solo che per attualizzare questa potenzialità ci vuole l’intelligenza della politica e delle istituzioni: se questa non emerge, tutto rischia di rimanere ad un livello potenziale, senza sbocchi. Il Faim deve essere in grado di sollecitare la potenzialità per farla diventare attualità.

Quindi deve porsi come soggetto sociale non di nicchia, ma ambire a ricoprire, nel concreto, un ruolo nazionale e, in prospettiva, transnazionale. In questo si può avverare la prospettiva di un protagonismo dei migranti italiani e dei migranti in generale che può modificare il corso delle cose.
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La Repubblica di tutti gli italiani: Costituzione, diritti e lavoro dell’Italia migrante: RELAZIONE INTRODUTTIVA

faim-12-400px1° Assemblea Congressuale FAIM – 29 Aprile 2016 – Sala Fredda, Via Buonarroti, Roma – La Repubblica di tutti gli italiani: Costituzione, diritti e lavoro dell’Italia migrante – La Relazione introduttiva di Pietro Lunetto, del Comitato di Coordinamento.

Pietro Lunetto

il Documento in PDF

L’anno prossimo saranno 70 anni dall’approvazione della nostra Costituzione. In autunno conosceremo gli esiti della consultazione referendaria rispetto alle modifiche proposte dal Governo. Allo stato attuale ci limitiamo a registrare che la modifica introdotta, relativamente alla nuova configurazione del Senato, comporterà una riduzione netta del 30% della rappresentanza degli italiani all’estero.

Da questo punto di vista è difficile sostenere che si tratti di un miglioramento.

A 70 anni dall’approvazione della nostra Carta, una delle piu’ avanzate al mondo, restano inapplicati molti dei principi costitutivi. La Repubblica è fondata sul lavoro, ma oggi, in concomitanza con i grandi drammi degli esodi migratori dal sud del mondo, ci troviamo anche di fronte ad un nuovo consistente esodo di giovani connazionali, paragonabile a quello della seconda metà degli anni ’60, nella quasi indifferenza del mondo politico italiano.

Purtroppo, non sono soltanto in centomila quelli che se ne sono andati nel 2015, come risulta dai dati disponibili in Italia, (AIRE-Istat), ma molti di più: stando ai dati forniti da altri paesi, per esempio dalla Germania e dalla Gran Bretagna, il nuovo esodo italiano in questi che sono i due paesi di massimo afflusso di connazionali, è superiore di almeno 4 volte a quello dell’Aire.

Riguardo a questi due paesi che in questo momento risultano essere le mete più ambite della nuova emigrazione, nel corso degli ultimi 4 anni, cioè dal 2012 al 2015, secondo i dati italiani sarebbero emigrati 43.401 italiani in Germania; secondo i dati tedeschi, invece, ve ne sono arrivati 200.180. Analogamente, in Gran Bretagna, sarebbero stati, secondo l’Istat, 39.278; mentre per gli inglesi, sono stati 158.400.

(Trovate i dettagli nella tabella alla fine del documento [*] ).

Scostamenti simili si registrano anche verso la Svizzera, la Francia, il Belgio e l’Olanda. La recente ricerca della Migrantes sulla nuova emigrazione in Australia ci dice che negli ultimi anni si è superato il picco degli arrivi in questo paese che risalivano agli inizi degli anni ’50.

Sulla base di questi dati è sostenibile la stima che l’entità della nuova emigrazione italiana si aggiri, negli ultimi anni, tra le 250.000 e le 300.000 unità all’anno. Nell’ipotesi più contenuta, ciò corrisponde al flusso di espatri medio che si registrò dal 1965 al 1970 che fu complessivamente di 1.078.000 (mentre nel quinquennio 1960-1964 furono invece 1.556.000, cioè circa 300mila all’anno).

Abbiamo voluto iniziare con questi numeri perché confermano quanto avevamo già sostenuto nel manifesto e nella relazione introduttiva degli Stati Generali: ci troviamo in un periodo di enormi squilibri tra aree e paesi e di pessima distribuzione delle risorse e delle ricchezze anche all’interno dei singoli paesi.

Gli imponenti flussi di profughi e di migranti a cui assistiamo si svolgono dentro questa cornice e ne costituiscono l’effetto più impressionante. Il nostro paese non ne è immune, anzi, è uno di quei paesi che sperimenta allo stesso tempo grandi flussi in arrivo e allo stesso tempo grandi flussi in partenza. Continue reading

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